Introduzione

Con il termine di flebologia si intende lo studio dell’anatomia, della fisiologia e delle malattie delle vene. Nell’organismo la funzione delle vene è quello di riportare il sangue, non più ossigenato, dalla periferia al cuore; il sistema venoso ha quindi origine dai capillari venosi che confluiscono e si anastomizzano in vasi di calibro sempre maggiore (venule e poi vene) man mano che si avvicinano al cuore.
Nelle gambe in particolare abbiamo vene superficiali (che scorrono sotto la pelle, il cosiddetto sistema venoso superficiale), che contraggono anastomosi reciproche attraverso le vene comunicanti, e vene profonde (che scorrono all’interno della muscolatura, il cosiddetto sistema venoso profondo); i due sistemi sono in comunicazione tra di loro attraverso le vene perforanti. Le valvole, situate all’interno delle vene, hanno il compito di mantenere e dirigere il flusso venoso unidirezionale (cioè solo in un senso) dal sistema venoso superficiale a quello profondo prima e dal profondo verso il cuore poi.
Nelle vene varicose (la varice è infatti una dilatazione permanente di una vena con alterazione regressiva delle sue pareti), malattia venosa o insufficienza venosa cronica fondamentalmente abbiamo:
  • la parete interna della vena danneggiata (dilatazione e riduzione del tono venoso);
  • le valvole sono difettose o incontinenti (quindi bidirezionali, percorse e/o percorribili nei due sensi) e determinano reflusso (quindi il sangue non va’ più verso il cuore ma “torna indietro” verso la periferia).

I principali fattori di rischio sono:
  • attività lavorativa che obbliga ad una posizione eretta statica (ferma) o seduta prolungata;
  • età (al di sopra dei 50 anni);
  • gravidanza;
  • obesità;
  • postura;
  • sesso femminile (percentualmente più colpito del maschile);
  • “tendenza” costituzionale e/o predisposizione genetica (malattia presente nei familiari).

Una diagnosi precisa si formula tenendo presente:
  • l’anamnesi (raccolta delle opportune e relative informazioni dal/dalla paziente stesso/a);
  • l’osservazione medica diretta delle lesioni;
  • l’ecocolordoppler (metodica non invasiva per lo studio anatomico e dinamico/funzionale dei vasi sanguigni).

In base alla gravità i segni e sintomi sono:
  • “affaticamento”;
  • crampi;
  • dermatiti;
  • dermatoliposclerosi (“indurimento” dei tessuti, soprattutto alla caviglia);
  • discromie cutanee;
  • dolore;
  • eczema;
  • edema (caviglie gonfie);
  • flebiti, tromboflebiti, flebotrombosi ed ulcere nei casi più gravi;
  • formicolii;
  • inestetismi;
  • prurito;
  • senso di “pesantezza”.


La malattia venosa ha un andamento cronico e si evolve nel tempo: quindi non possiamo guarirla (cioè curarla definitivamente)!!! Sarà possibile nel tempo la comparsa di nuove varici. A seconda della gravità, del meccanismo di comparsa, del numero, della sede e delle eventuali complicanze che possono presentare le vene varicose abbiamo a disposizione più opzioni terapeutiche (da scegliere isolatamente o più spesso associate tra di loro):
  • Chirurgia Tradizionale (crossectomia, stripping corto e lungo);
  • C.H.I.V.A. (Conservatrice Hemodynamique de l’Insuffisancie Veineuse en Ambulatoire);
  • Elastocompressione;
  • E.V.L.T. (Endo Venous Laser Treatment);
  • Flebectomie Ambulatoriali;
  • Terapia Laser delle Teleangiectasie (Capillari) (transdermica e/o endoluminale);
  • Terapia Sclerosante (o Scleroterapia).